È da un po’ di tempo che mi occupo di fibromialgia e quindi posso serenamente affermare, sulla base di documentazioni scientifiche (cartella clinica, prima visita) che circa tre pazienti donne su cinque che incontro ogni giorno in prima visita – che dura all’incirca un’ora – soffrono di vulvodinia.

Tutte, o quasi, hanno la stessa storia clinica, lo stesso racconto anamnestico, sembra realmente un “copia e incolla”!

Di che si tratta?

La vulvodinia è una sindrome di non chiare eziopatogenesi, che provoca dolore immenso alla vulva, associato a bruciore fortissimo, oltre a secchezza, sensazione di ustione, punture di spillo… Sintomi sostenuti da una ipersensibilità dolorosa del vestibolo vulvare che, oltretutto, rende il rapporto sessuale completo molto doloroso e la penetrazione impossibile e/o invalidante.

Non è un argomento facile da affrontare, in quanto inizialmente la paziente è restia a parlarne, anche per cultura. Ma dopo aver instaurato un clima di empatia e cogliendo i messaggi non verbali evidenti, con parole semplici la aiuto a togliersi il peso, a liberarsi, a “sputare il rospo”.

A volte si riesce a parlarne anche in presenza del compagno, altre volte è necessario invitarlo ad attendere in sala d’attesa per permettere alla paziente di comunicare liberamente. A mio avviso la presenza del compagno durante il colloquio è fondamentale, in quanto quest’ultimo gioca un ruolo importante nel percorso terapeutico. Inizialmente, la reazione del compagno è la comprensione, le sta vicino, premuroso, convinto che tutto passerà, guarirà, e tutto tornerà come prima. Ma non sempre è così, o per lo meno non subito. Con il passare del tempo le cose si complicano, il dolore aumenta, l’assenza di rapporti sessuali alimenta nell’uomo fantomatici sospetti di infedeltà e nella donna la depressione. Insorgono così i problemi di coppia.

Tutti i professionisti, almeno quelli che credono nella malattia, sono concordi sulla multifattorialità della eziopatogenesi.

Dalla casistica di Mai più dolore risulta un fatto curioso che mi ha spinto ad approfondire l’argomento, e cioè:

non tutte le pazienti che soffrono di fibromialgia sviluppano la vulvodinia, così come non tutte le pazienti che soffrono di vulvodinia sviluppano la fibromialgia.

Dai recenti studi e ricerche condotti all’Università di Boston dal Prof. Theoharis Theoharides insieme al Prof. Pio Conti e pubblicati su PubMed, si evidenzia il ruolo fondamentale delle mastcellule e la loro degranulazione con produzione di fattori infiammatori – ipersensibilità e dolore – nell’insorgenza della sintomatologia e come, bloccando la degranulazione delle mastcellule, questo possa portare nel tempo a netti miglioramenti fino ad arrivare addirittura alla guarigione.

E’ dimostrato scientificamente come la cannabis terapia risulta in questi casi molto efficace, perché aderisce perfettamente ai siti esposti sulla superficie delle mastcellule, interrompendo di fatto la loro attivazione e quindi la degranulazione.

 

Come per la fibromialgia, anche la vulvodinia necessita di un Percorso Terapeutico Multidisciplinare.

Il Percorso Terapeutico Multidisciplinare adottato da Mai Più Dolore prevede:

  • Visita ginecologica, per escludere malattie organiche e/o infettive – referenti Dott. Luigi Selvaggi e Dott.ssa AnnaMaria Stammitti
  • Visita psicologica e psicoterapia, anche di coppia – referente Dott.ssa Benedetta Stivaletta
  • Visita fisiatrica e riabilitazione del pavimento pelvico – referente Dott.ssa Serena Columbo
  • Cannabis terapia – referente Dott. Ali Younes
  • Terapia medica adiuvante con antidepressivi oltre all’applicazione di una crema ad uso topico a base di anestetico locale lubrificante e cannabis CBD, alla cui formula e produzione sto lavorando insieme al nostro farmacista galenico Dott. Federico Dalla Montà.

Nella vita tutto è condivisibile, tranne il dolore! Perché esso è soggettivo.